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I Have A Dream

Rita Cuofano

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November 23

STORIA DI UNA MATITA - PAOLO COELHO

Il bambino guardava la nonna che stava scrivendo una lettera. Ad un certo punto, le domandò: "Stai scrivendo una storia che è capitata a noi? E che magari parla di me?".
La nonna interruppe la scrittura, sorrise e disse al nipote: "E' vero, sto scrivendo qualcosa di te. Tuttavia, più importante delle parole, è la matita con la quale scrivo. Vorrei la usassi tu, quando sarai cresciuto".

Incuriosito, il bimbo guardò la matita, senza trovarvi alcunchè di speciale. "Ma è uguale a tutte le altre matite che ho visto nella mia vita!".

"Dipende tutto dal modo in cui guardi le cose. Questa matita possiede cinque qualità: se riuscirai a trasporle nell'esistenza, sarai sempre una persona in pace con il mondo.

Prima qualità: puoi fare grandi cose, ma non devi mai dimenticare che esiste una Mano che guida i tuoi passi. "Dio": ecco come chiamiamo questa mano! Egli deve condurti sempre verso la Sua volontà.

Seconda qualità: di tanto in tanto, devo interrompere la scrittura e usare il temperino. E' un'azione che provoca una certa sofferenza alla matita ma, alla fine, essa risulta più appuntita. Ecco perchè devi imparare a sopportare alcuni dolori: ti faranno diventare un uomo migliore.

Terza qualità: il tratto della matita ci permette di usare una gomma per cancellare ciò che è sbagliato. Correggere un'azione o un comportamento non è necessariamente qualcosa di negativo: anzi, è importante per riuscire a mantenere la retta via della giustizia.

Quarta qualità: ciò che è realmente importante nella matita non è il legno o la sua forma esteriore, bensì la grafite della mina racchiusa in essa. Dunque, presta sempre attenzione a quello che accade dentro di te.

Ecco la quinta qualità della matita: essa lascia sempre un segno. Allo stesso modo, tutto ciò che farai nella vita lascerà una traccia: di conseguenza, impegnati per avere piena coscienza di ogni tua azione".

 

November 21

ANNO GIUBILARE A PUCCIANO

 Era  il 21 novembre 1960 quando il Vescovo di allora, Mons. Fortunato Zoppas, decretò la nascita della Parrocchia “San Giovanni Battista”, situata nel territorio della frazione di Pucciano. Il prossimo anno, quindi, ricorre il cinquantesimo anniversario di questo evento che permise alla nostra comunità di staccarsi da quella di Santa Maria Maggiore e di iniziare un nuovo cammino.

Un anniversario rimanda inevitabilmente alla storia e la storia dice che a Pucciano si sono succeduti cinque parroci: Don Salvatore Fernando Faiella, Don Gaetano Marino, Don Alfonso dell’Isola, Don Agostino Santoro e Don Antonio Adinolfi, sacerdoti che non hanno mai fatto mancare il conforto della celebrazione eucaristica alla comunità ed hanno seminato con amore per il regno di Dio e per la salvezza delle anime loro affidate.

Il nostro Parroco attuale ha pensato di dare il via ad un vero e proprio “anno giubilare” per ricordare il cinquantesimo anniversario della nascita della Parrocchia. E’ un’idea bellissima e sarà l’ennesima occasione per la crescita nella fede della comunità e per una riflessione sull’importanza della Parrocchia. Ciò coincide in parte con l’anno sacerdotale voluto da S.S. il Papa Benedetto XIV, il cui obiettivo è quello di far percepire sempre più l’importanza del ruolo e della missione del sacerdote nella Chiesa e nella società contemporanea.

Sicuramente ciascuno di noi avrà la possibilità di fare un serio esame della propria vita individuale e comunitaria e certamente non mancheranno iniziative che volta per volta commenterò.

 

 



November 15

Voglia di costruire

Metti insieme tantissimi bambini e la voglia di "costruire", non perdendo di vista il passato, due gruppi parrocchiali di Azione Cattolica (Pucciano e Pareti) : seconda edizione della "Festa dei nonni". Pareti, 14 novembre 2009.







November 14

Tempio o vaso?

Giovedì scorso in Parrocchia abbiamo continuato la lettura della Seconda lettera di San Paolo ai Corinzi. Due settimane fa avevamo letto l'introduzione ed io avevo avuto l'impressione di trovarmi di fronte ad un San Paolo un tantino demoralizzato rispetto a quello della prima lettera. Giovedì, leggendo i capitoli tre e quattro, ci siamo imbattuti in una nuova definizione di uomo: "vaso di coccio" che contiene un tesoro. Ero rimasta così entusiasta della definizione "tempio di Dio" incontrato nelle lezioni di catechesi dello scorso anno, che  in un primo momento questa definizione non mi è tanto piaciuta, poi la solita riminiscenza scolastica ha fatto capolino nella mia mente ed ho ricordato una spiegazione del professore Danza che insegnava al "Regina Margherita" di Salerno. Era un professore molto bravo, ma superava se stesso quando spiegava la Divina Commedia. Quando ci spiegò il secondo canto dell'Inferno, in cui Dante dice a Virgilio di non essere nè Enea nè Paolo, ( quelli che prima di lui avevano fatto visita all'oltretomba) , il professore ci fece notare che Dante definiva Paolo "vas", "vas d'elezione". Poi ci chiese cosa ci ricordava un vaso, un vaso di coccio e non fu difficile per noi adolescenti rispondere che il vaso ci ricordava la fragilità, (del resto ne avevamo parlato anche quando si faceva la differenza tra Don Abbondio e fra Cristoforo)... Ma il prof , passando dalla Letteratura alla filosofia, aggiunse che un vaso è come un uomo. Sia il vaso che l'uomo sono fatti di terra ed il loro valore dipende da quello che esso contiene. Ricordando queste parole e meditando sulle parole di Don Antonio, posso dire che il cristiano è "Vas Christi" e noi, pur conoscendo la nostra fragilià, dobbiamo prestare sempre attenzione al tesoro che portiamo dentro. Il concetto più o meno è lo stesso del tempio, con la differenza, però, che l'uomo è un essere fragile che sa di essere tale. Questa consapevolezza deve far sì che ci sia un impegno massimo da parte di ciascuno di noi  per conservare l'integrità del nostro vaso.

November 11

BASTA CREDERCI


Dopo le piogge insistenti dei giorni scorsi, stamattina è rispuntato il sole. Tutto nella norma: oggi è San Martino e in questo giorno inevitabilmente la temperatura si fa più mite. Come non ricordare  la storiella che puntualmente ci veniva raccontata ogni anno a scuola?!?!? San Martino, prima di diventare un monaco, era un valido soldato dell'esercito romano. Egli si convertì al cristianesimo dopo che, in una fredda e piovosa giornata autunnale, incontrò un mendicante che, seminudo, tremava per il freddo. Senza pensarci due volte,  prese il suo mantello, lo divise in due parti con la sua spada e gliene diede una. Appena ripartì, il sole tornò a splendere nel cielo e la temperatura si fece più mite. Perciò si parla di "estate di San Martino". Quella notte il soldato romano sognò Gesù e, al risveglio, trovò il suo mantello tutto intero.Così si fece battezzare e da quel momento si impegnò per convertire al cristianesimo le popolazioni galliche.Sarà pure una leggenda, ma conserva il suo fascino, come tanti altri raccontini che ascoltavo da bambina e che vorrei fossero conosciuti dai bambini di oggi che sono espertissimi in "grandi fratelli", tronisti e amici vari.
Nostalgia, tremenda nostalgia, ma non mi do tanto per vinta, perchè, quando ne ho la possibilità, mi fermo a chiacchierare con i piccoli e noto che mi ascoltano volentieri. Venerdì scorso pioveva a dirotto, quando mi sono recata in oratorio per il catechismo e forse per la pioggia, ma anche per l'influenza tanto diffusa, i bambini erano solo una dozzina. Per uno strano caso non furono trovate le chiavi dell'oratorio e così ci trasferimmo in chiesa. La luce era poca a causa del maltempo;  sull'altare maggiore era accesa solo la luce azzurra della pala,  che è una copia della "Madonna dell'alba " di Raffaello. Con la mente andai indietro nel tempo, quando avevo quindici-sedici anni e facevo catechismo a bambini e bambine che ora sono uomini e donne, alcuni dei quali accompagnano adesso i loro figli in Parrocchia. Allora nella nostra chiesa non c'era il pavimento e c'erano le sedie impagliate che disponevamo in cerchio quando c'era l'adunanza per il catechismo.
Feci sedere un gruppo di bambini al secondo banco mentre io e un altro gruppo ci disponemmo sul primo banco, ma con le gambe sotto la spalliera, formando un cerchio un po' diverso, ma avevamo ognuno la possibilità di vedere chi  stava di fronte. Poichè faranno quasi tutti la Prima Comunione quest'anno, cominciai a chiedere cosa rappresentasse per loro questo giorno; non avevano proprio le idee chiare, confusi dal consumismo dei nostri tempi e così raccontai loro come si svolgevano le feste ai miei tempi, parlai del modo di fare catechismo quando era in vigore il vecchio sistema.... ed essi ascoltavano attentamente, facendo delle riflessioni veramente interessanti. Alla fine andarono via convinti che fare la Prima Comunione non significa fare una bella festa, comprare un bel vestito e aspettarsi regali come computer o telefonini ed io tornai a casa soddisfatta e sempre più convinta che non tutto è perduto... basta crederci!