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November 23 STORIA DI UNA MATITA - PAOLO COELHOIl bambino guardava
la nonna che stava scrivendo una lettera. Ad un certo punto, le domandò:
"Stai scrivendo una storia che è capitata a noi? E che magari parla di
me?".
November 21 ANNO GIUBILARE A PUCCIANOEra il 21 novembre 1960 quando il Vescovo di allora, Mons. Fortunato Zoppas, decretò la nascita della Parrocchia “San Giovanni Battista”, situata nel territorio della frazione di Pucciano. Il prossimo anno, quindi, ricorre il cinquantesimo anniversario di questo evento che permise alla nostra comunità di staccarsi da quella di Santa Maria Maggiore e di iniziare un nuovo cammino. Un anniversario rimanda inevitabilmente alla storia e la storia dice che a Pucciano si sono succeduti cinque parroci: Don Salvatore Fernando Faiella, Don Gaetano Marino, Don Alfonso dell’Isola, Don Agostino Santoro e Don Antonio Adinolfi, sacerdoti che non hanno mai fatto mancare il conforto della celebrazione eucaristica alla comunità ed hanno seminato con amore per il regno di Dio e per la salvezza delle anime loro affidate. Il nostro Parroco attuale ha pensato di dare il via ad un vero e proprio “anno giubilare” per ricordare il cinquantesimo anniversario della nascita della Parrocchia. E’ un’idea bellissima e sarà l’ennesima occasione per la crescita nella fede della comunità e per una riflessione sull’importanza della Parrocchia. Ciò coincide in parte con l’anno sacerdotale voluto da S.S. il Papa Benedetto XIV, il cui obiettivo è quello di far percepire sempre più l’importanza del ruolo e della missione del sacerdote nella Chiesa e nella società contemporanea. Sicuramente ciascuno di noi avrà la possibilità di fare un serio esame della propria vita individuale e comunitaria e certamente non mancheranno iniziative che volta per volta commenterò. November 15 Voglia di costruireNovember 14 Tempio o vaso? Giovedì scorso in Parrocchia abbiamo continuato la lettura della Seconda lettera di San Paolo ai Corinzi. Due settimane fa avevamo letto l'introduzione ed io avevo avuto l'impressione di trovarmi di fronte ad un San Paolo un tantino demoralizzato rispetto a quello della prima lettera. Giovedì, leggendo i capitoli tre e quattro, ci siamo imbattuti in una nuova definizione di uomo: "vaso di coccio" che contiene un tesoro. Ero rimasta così entusiasta della definizione "tempio di Dio" incontrato nelle lezioni di catechesi dello scorso anno, che in un primo momento questa definizione non mi è tanto piaciuta, poi la solita riminiscenza scolastica ha fatto capolino nella mia mente ed ho ricordato una spiegazione del professore Danza che insegnava al "Regina Margherita" di Salerno. Era un professore molto bravo, ma superava se stesso quando spiegava la Divina Commedia. Quando ci spiegò il secondo canto dell'Inferno, in cui Dante dice a Virgilio di non essere nè Enea nè Paolo, ( quelli che prima di lui avevano fatto visita all'oltretomba) , il professore ci fece notare che Dante definiva Paolo "vas", "vas d'elezione". Poi ci chiese cosa ci ricordava un vaso, un vaso di coccio e non fu difficile per noi adolescenti rispondere che il vaso ci ricordava la fragilità, (del resto ne avevamo parlato anche quando si faceva la differenza tra Don Abbondio e fra Cristoforo)... Ma il prof , passando dalla Letteratura alla filosofia, aggiunse che un vaso è come un uomo. Sia il vaso che l'uomo sono fatti di terra ed il loro valore dipende da quello che esso contiene. Ricordando queste parole e meditando sulle parole di Don Antonio, posso dire che il cristiano è "Vas Christi" e noi, pur conoscendo la nostra fragilià, dobbiamo prestare sempre attenzione al tesoro che portiamo dentro. Il concetto più o meno è lo stesso del tempio, con la differenza, però, che l'uomo è un essere fragile che sa di essere tale. Questa consapevolezza deve far sì che ci sia un impegno massimo da parte di ciascuno di noi per conservare l'integrità del nostro vaso. November 11 BASTA CREDERCIDopo le piogge insistenti dei giorni scorsi, stamattina è rispuntato il sole. Tutto nella norma: oggi è San Martino e in questo giorno inevitabilmente la temperatura si fa più mite. Come non ricordare la storiella che puntualmente ci veniva raccontata ogni anno a scuola?!?!? San Martino, prima di diventare un monaco, era un valido soldato dell'esercito romano. Egli si convertì al cristianesimo dopo che, in una fredda e piovosa giornata autunnale, incontrò un mendicante che, seminudo, tremava per il freddo. Senza pensarci due volte, prese il suo mantello, lo divise in due parti con la sua spada e gliene diede una. Appena ripartì, il sole tornò a splendere nel cielo e la temperatura si fece più mite. Perciò si parla di "estate di San Martino". Quella notte il soldato romano sognò Gesù e, al risveglio, trovò il suo mantello tutto intero.Così si fece battezzare e da quel momento si impegnò per convertire al cristianesimo le popolazioni galliche.Sarà pure una leggenda, ma conserva il suo fascino, come tanti altri raccontini che ascoltavo da bambina e che vorrei fossero conosciuti dai bambini di oggi che sono espertissimi in "grandi fratelli", tronisti e amici vari. Nostalgia, tremenda nostalgia, ma non mi do tanto per vinta, perchè, quando ne ho la possibilità, mi fermo a chiacchierare con i piccoli e noto che mi ascoltano volentieri. Venerdì scorso pioveva a dirotto, quando mi sono recata in oratorio per il catechismo e forse per la pioggia, ma anche per l'influenza tanto diffusa, i bambini erano solo una dozzina. Per uno strano caso non furono trovate le chiavi dell'oratorio e così ci trasferimmo in chiesa. La luce era poca a causa del maltempo; sull'altare maggiore era accesa solo la luce azzurra della pala, che è una copia della "Madonna dell'alba " di Raffaello. Con la mente andai indietro nel tempo, quando avevo quindici-sedici anni e facevo catechismo a bambini e bambine che ora sono uomini e donne, alcuni dei quali accompagnano adesso i loro figli in Parrocchia. Allora nella nostra chiesa non c'era il pavimento e c'erano le sedie impagliate che disponevamo in cerchio quando c'era l'adunanza per il catechismo. Feci sedere un gruppo di bambini al secondo banco mentre io e un altro gruppo ci disponemmo sul primo banco, ma con le gambe sotto la spalliera, formando un cerchio un po' diverso, ma avevamo ognuno la possibilità di vedere chi stava di fronte. Poichè faranno quasi tutti la Prima Comunione quest'anno, cominciai a chiedere cosa rappresentasse per loro questo giorno; non avevano proprio le idee chiare, confusi dal consumismo dei nostri tempi e così raccontai loro come si svolgevano le feste ai miei tempi, parlai del modo di fare catechismo quando era in vigore il vecchio sistema.... ed essi ascoltavano attentamente, facendo delle riflessioni veramente interessanti. Alla fine andarono via convinti che fare la Prima Comunione non significa fare una bella festa, comprare un bel vestito e aspettarsi regali come computer o telefonini ed io tornai a casa soddisfatta e sempre più convinta che non tutto è perduto... basta crederci! November 05 La Croce: collocazione provvisoria Nel Duomo vecchio di Molfetta c’è un grande Crocifisso di terracotta.
Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l’ha addossato
alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartoncino con la
scritta: "collocazione provvisoria" . La scritta, che in un primo momento
avevo scambiato come intitolazione dell’opera, mi è parsa
provvidenzialmente ispirata, al punto che ho pregato il parroco di non
rimuovere per nessuna ragione il Crocifisso di lì, da quella parete
nuda, da quella posizione precaria, con
quel cartoncino ingiallito. Collocazione provvisoria. Penso che non ci
sia formula migliore per definire la Croce. La mia, la tua croce, non
solo quella di Cristo. Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella. Animo, tu che provi i morsi della solitudine. Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell’abbandono. Non ti disperare, madre dolcissima che hai partorito un figlio focomelico. Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona. Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire. Non abbatterti, fratello povero, che non sei calcolato da nessuno, che non sei creduto dalla gente e che, invece del pane, sei costretto a ingoiare bocconi di amarezza. Non avvilirti, amico sfortunato, che nella vita hai visto partire tanti bastimenti, e tu sei rimasto sempre a terra. Coraggio. La tua Croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre “collocazione provvisoria”. Il calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. E il terreno di questa collina, dove si consuma la tua sofferenza, non si venderà mai come suolo edificatorio. Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della Croce. “Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra”. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell’orario c’è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio. (Don Tonino Bello) November 04 Qualche notizia in più sul Monunento ai Caduti di Nocera Superiore L'amor di Patria è uno dei valori più alti che, come tanti altri , sembra in via di estinzione. E' facile oggi affermare che l'uomo è cittadino del mondo, è facile dire che la Patria non ha più ragione di esistere in una società che viene definita multietnica. Invece, proprio oggi, per tanti motivi, voglio dire che sono fiera di essere italiana, italiana con gli usi, le tradizioni ed una cultura millenaria invidiabile, una cultura che tanti vogliono annullare in nome della globalizzazione. Sicuramente è bello conoscere gli aspetti delle altre culture, è bello documentarsi e viaggiare, ma l'identità della Patria non deve essere persa, nè cancellata...MAI!!! Stamattina, mentre ero in ufficio alle prese con nascite, morti, divorzi, ho sentito il suono di una banda. Mi sono affacciata ed ho visto dei bambini in fila che, assieme alle autorità civili, religiose e militari, si recavano al Monumento ai Caduti per deporre una corona d'alloro in onore dei caduti di tutte le guerre. Mi sono emozionata e commossa; ho ricordato che anche io, quando frequentavo le elementari, andavo a San Clemente in occasione del 4 novembre e per strada cantavamo "La leggenda del Piave". Ho guardato fuori, ho dato uno sguardo al Crocifisso sulla parete dell'ufficio... Questi valori non devono mai scomparire dalla nostra cultura, sono la nostra identità! Ho seguito con lo sguardo il corteo fino a quando è giunto davanti al Monumento , che Gianni definiva "ignoto" in un suo articolo su Sprint del 1983. Da oggi , grazie alla mia collega Germana, che era a conoscenza delle nostre ricerche passate e si è trovata davanti un registro del 1938, posso dire che esso non è più tanto ignoto in quanto sappiamo che fu progettato dall'architetto Minieri, realizzato dall'artista Grimaldi e che costò al Comune di Nocera Superiore £ 15.000. November 02 ODE ALLA VITA
November 01 ‘A Livella
October 29 IL VALORE DEL RISPARMIO Nel mio blog mi capita spesso di fare confronti tra la vita di una volta e quella di oggi. Sono cosciente del fatto che la vita è come un corso d'acqua e che l'acqua non è mai la stessa, per cui bisogna accettare tutti i cambiamenti che ci sono, però, meditando su fatti di cronaca internazionali, nazionali e comunali, mi prende la nostalgia, ma mi prende anche la voglia di fare qualcosa per recuperare quei valori che stanno irrimediabilmente scomparendo. Tra questi valori inserirei anche il Risparmio. Oggi è la giornata del Risparmio; la si festeggia da sempre, però ultimamente se ne sente parlare troppo poco. Quando frequentavo la seconda e la terza elementare, la mia maestra, la signora Tina Campana , che per me era una seconda mamma e della quale conservo un dolcissimo ricordo, ci parlava tanto del Risparmio, ci raccontava la favola "La cicala e la formica" e ci faceva costruire il salvadanaio di cartone colorato... tutto per educarci a dare il giusto valore al denaro. Erano altri tempi! Oggi viviamo nella società dello scialo, una società nella quale nessuno sa rinunciare a niente: si spende, si spreca, si vive alla giornata e soprattutto ci si indebita molto facilmente. Si rischia e si azzarda al gioco e non si pensa che tanti biglietti giocati a lotto e tanti biglietti "grattati" non fanno altro che buttarci sul lastrico, regalandoci solo qualche ora o qualche attimo di speranza (giusto il tempo di controllare le estrazioni del lotto o di passare una monetina su una patina argentata o dorata, sotto la quale il più delle volte sta scritto "non hai vinto") Ai nostri figli, fin da piccoli, insegniamo a consumare, a rompere e buttare (basti pensare allo zaino e all'astuccio nuovo all'inizio di ogni anno scolastico e a tantissimi altri accessori); quando poi crescono ed amunentano le loro esigenze, insegniamo che, se vogliamo qualcosa e non teniamo i contanti, si può ricorrere al pagamento rateale o al finanziamento... Anche qui è ora di correre ai ripari e anche qui la riscossa deve partire dalle famiglie. Se riusciamo a riportare equilibrio nelle famiglie, pian pianino recupereremo i valori di una volta che faranno tornare limpida "l'acqua della nostra vita". LA FELICITA' DIPENDE DA NOI C'era una volta, sulla piazza di una città, un sapiente che rispondeva alle domande più disparate.Un giorno, ai curiosi che stavano ad ascoltare, si mescolò un pastore sceso dai monti con l'intenzione di svergognare in pubblico il "cantastorie". Il pastore, preso in pugno un uccellino, lo nascose e, presentandosi al saggio, disse: "In questo pugno tengo un uccellino: sai dirmi se è vivo o morto?" Se il saggio avesse risposto "è vivo", egli avrebbe stretto il pugno leggermente e il povero uccellino sarebbe morto; se invece avesse risposto "è morto", avrebbe aperto il pugno e l'uccellino avrebbe preso il volo. Il sapiente, dopo un attimo di riflessione, tra l'ansiosa attesa di tutti, rispose: "L'uccellino che tieni in mano è come tu lo vuoi: se lo vuoi vivo, è vivo, se lo vuoi morto, è morto. Così è della nostra felicità. E' nelle nostre mani; molto dipenderà da circostanze esterne, ma l'essenziale dipende da noi! October 26 Un giorno con FrancescoLa
giornata di venerdì scorso è stata caratterizzata da una
pioggia insistente che, a Nocera Superiore, ha provocato
allagamenti in varie strade. Nonostante il tempo lasciasse molto a
desiderare , i bambini del catechismo, alle ore sedici, hanno
raggiunto l'oratorio ( erano assenti giustificati solo sei di
loro) e, grazie a Dio, sia quando sono arrivati, sia quando
sono andati via, non si sono bagnati perchè il tempo si era
concesso una "miracolosa " tregua. Stando con loro, non ho
avuto la possibilità di pensare al cattivo tempo, presi com'eravamo
dall'approfondimento della Parabola del Buon Samaritano; invece nella
mattinata, più di una volta mi ero affacciata alla finestra dell'
ufficio e, vedendo le persone che non riuscivano neanche a
tenere l'ombrello in mano, a causa del forte vento, oltre che della
pioggia, ho ripensato al pellegrinaggio a Roma in occasione
dell'anno Santo del 2000. “Laudato sii, o mi’ Signore, con tutte le tue creature…” Una grande preghiera, e una stupenda pagina di poesia. Una preghiera biblica, un vero e proprio salmo, che ha come protagonista tutta la creazione nei suoi elementi fondamentali, non esclusa “sorella morte”. E una stupenda pagina poetica, alle origini della nostra letteratura italiana. Le ultime parole “Laudato sii, o mi’ Signore, per sora nostra morte corporale” sembra siano state pronunziate proprio sul letto di morte (che poi era la nuda terra della Porziuncola), il 3 ottobre 1226. Cappella del Transito. San Francesco trascorre qui gli ultimi giorni della sua vita e deposto nudo sulla nuda terra, vi muore la sera del 3 ottobre 1226, dopo aver aggiunto gli ultimi versi al suo Cantico delle creature: "Laudato sii mi' Signore, per sora nostra morte corporale da la quale nullo homo vivente po skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntate, ka la morte secunda nol farrà male." Ogni anno, il 3 ottobre, verso il tramonto, si celebra qui solennemente la Commemorazione Nazionale del Transito del Santo, Patrono d'Italia.
October 19 I VALORI DI UNA VOLTA QUEL CHE E' DI TUTTI Dire che una cosa è di tutti non vuol dire che è di chi se la prende, nè che tutti possano farne quello che vogliono. Vuol dire che tutti possono goderne senza danneggiarla. Così sono di tutti i fiori dei giardini pubblici, ma devono restare di tutti. Nessuno ha diritto di portarsene a casa un mazzo, ma tutti di goderne la bellezza, il profumo. Sono di tutti le panchine dei viali, dei giardini. Chi si siede, ha diritto di trovarle pulite; quando se ne va ha il dovere di lasciarle in modo che altri si possa sedere, senza trovarvi terra, sassolini o altre sudicerie. Sono di tutti gli alberi che danno ombra e frescura lungo la via, le siepi, i cespugli, le fontanelle. E' di tutti la strada. Tutti vi devono poter camminare sicuri... E per rispetto agli altri non si devono gettare per strada rifiuti, cartacce, scatolette o peggio; e, tanto meno, si deve far piovere questa roba dalle finestre. Dove tutti capiscano queste cose, si vive meglio. AMA LA TUA PATRIA La tua Patria è l'Italia. L'Italia è bella in ogni luogo. E' bella nelle Alpi bianche, eccelse, maestose, negli Appennini boscosi e ridenti, nei colli ameni che sorgono qua e là. E' bella nelle spiagge ridenti, nei mari che la bagnano, nei laghi pittoreschi, nei fiumi limpidi, nei torrenti impetuosi. E' bella nella varia e ricca vegetazione,nei fiori profumati e smaglianti, nei biondi campi di grano, nei prati molli d'erba folta, nei boschi pieni d'ombre, negli ulivi verdi e d'argento. E' bella nel cielo azzurro, nel sole luminoso, nei paesaggi meravigliosi, nelle vedute stupende. L'Italia è bella in ogni luogo. IL PROSSIMO Vecchi e giovani, ricchi e poveri, disgraziati e felici, tutti sono il nostro prossimo. Noi abbiamo tanti bisogni che non sappiamo soddisfare da soli: ecco che ci aiuta il prossimo nostro. Ama il prossimo: soccorri il bisognoso, sii pietoso con chi soffre, sappi difendere il debole, pratica il bene, proteggi il derelitto, consola chi piange. Queste sono tutte opere d'amore per il prossimo. (G. Mazzini) Ho scelto tre brani da una guida scolastica di qualche tempo fa. Li ho scelti quasi a caso; ce ne sono tantissimi altri. Sono spunti per dettati e per lezioncine. Più che brani possiamo considerarli veri e propri insegnamenti, scuola di vita. Si trova niente di questo genere sui libri attuali? Certo che no... e allora perchè ci meravigliamo se le nuove generazioni non hanno rispetto per le cose di tutti?(vedi i muri imbrattati) Perchè notiamo che ci si ricorda della Patria solo in occasione delle partite di calcio o di qualche altro sport?(rifletti sulle idee di chi vuole il federalismo) Perchè restiamo senza parole se in un pulman un ragazzo seduto non cede il posto ad un anziano?(vedi la cronaca quotidiana) Facciamo il mea culpa e cerchiamo di correre ai ripari. October 13 SANTA MAMMA MIA I Santi, ad eccezione di Giovanni, sono sempre ricordati nel giorno della loro morte terrena, quindi, per me, oggi 13 ottobre 2009, è "Santa Mamma mia". Non esagero definendo così la mia mamma, deceduta diciotto anni fa, perchè lei, per me, è una santa, in quanto ha saputo veramente uniformare la propria esistenza al volere di Dio. La sua vita non è stata facile; ha conosciuto momenti di luce e di buio, momenti di gioia e di grandi sofferenze, ma sempre ha fatto la volontà di Dio. La sua fede si basava sui grandi valori della vita; era pronta ad aiutare chi le chiedeva una mano, sapeva coltivare le amicizie, frequentava assiduamente la Parrocchia e pregava, pregava tanto. E' stata lei che mi ha insegnato le prime preghiere; la ricordo seduta sul mio lettino che le recitava con me: "Ti adoro mio Dio" al mattino e, prima che mi addormentassi, "Eccomi mio amato buon Gesù, che alla Santissima vostra presenza, prostato, vi prego con fervore, di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati e di proponimento di non più offendervi, mentre io con tutto l'amore, con tutta la compassione vado considerando le vostre cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di voi, Gesù, il Santo Profeta Davide: hanno forato le mie mani e i miei piedi, posso contare tutte le mie ossa". Conosco questa preghiera da quando ero molto piccola; allora si usava il "voi" quando ci si rivolgeva a Gesù. Probabilmente ero troppo piccola per capirne il significato, ma quello che mi colpisce oggi è che mia madre, facendomi recitare questa preghiera, che ancora adesso recito, mi faceva chiedere al Signore, quotidianamente, quei sentimenti (Fede, Speranza, Carità, Dolore dei peccati e proponimento di non più offenderlo) che rendono un cristiano VIP (non very important person, ma VIGILANTE, IMPEGNATO, PERSEVERANTE). Come tutti i santi, ella è riuscita a rendere straordinarie le cose ordinarie. Quanto l'ammiro! Da quando scrivo sul blog ho parlato poco di mia madre, forse non ho mai fatto un accenno a lei, ma questo non significa che non le voglia bene e che non la pensi, anzi posso dire che lei è parte di me e molti dei miei pensieri sono stati i suoi pensieri. Ora è un Angelo che affianca il mio Angelo custode ed io ne avverto sempre la presenza (Non so quante volte esclamo "Mamma!", "Mammina!" nei momenti di difficoltà , quando devo prendere una decisione e quando mi sento particolarmente felice) In questo giorno voglio ringraziarla, non tanto per quello che ha fatto per me, quanto per gli insegnamenti che ha saputo darmi e che io sto cercando di trasmettere ai miei figli. October 12 TRA TERRA E CIELO Una goccia d'acqua: il mare che sale verso il cielo, il mare che torna sulla terra puro. L'acqua: uno scambio tra terra e cielo che rende sacro ciò che è umano che rende eterno un Battistero. Luisa Rescigno Questa è una delle poesie premiate nel 2005 al concorso "La voce dell'acqua e del tempo", guida poetica al Battistero Paleocristiano di Nocera Superiore. Luisa è mia figlia. October 11 DA SOFIA CON AMORE "Miei cari genitori, non voglio finire questa giornata, che è la prima del mio cinquantesimo anno, senza una parola speciale per voi, a cui debbo la vita. Stamattina, alla preghiera, vi ho ricordato (...) ringraziando Dio un'altra volta di avermi concesso di godere per 50 anni l'assistenza di genitori così buoni e così timorati come voi, e più ancora di avervi conservati sino ad ora in buona salute (...) Quando sono uscito di casa verso i dieci anni di età, ho letto molti libri ed imparato molte cose che voi non potevate insegnarmi, ma quelle poche cose che ho appreso da voi in casa sono ancora le più preziose ed importanti e sorreggono e danno vita e calore alle molte altre che appresi in seguito in tanti e tanti anni di studio e di insegnamento. Auguro di cuore che tutta la nostra famiglia rimanga sempre fedele agli insegnamenti e agli esempi dei vecchi. Se con questi non diventerà ricchissima di denaro, sarà sempre ricca di quei tesori spirituali che sono la gloria vera di una casa ed assicurano il finale ricongiungimento di tutti nella gioia del cielo. Aff.mo Vostro figlio Angelo Giuseppe." Angelo Giuseppe Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII , scrisse questa lettera ai suoi genitori in occasione del suo cinquantesimo compleanno. Senza usare paroloni ed espressioni difficili, ci fa capire quanto siano importanti i genitori e gli anziani nella società. Copiai a mano questa lettera nel giorno in cui feci visita al paese natale di Giovanni XXIII , Sotto il monte, in provincia di Bergamo. Erano gli inizi di settembre del 1983. La lettera era scritta su un foglio attaccato alla parete della camera dei suoi genitori, in quella casa che era stata ed era rimasta una cascina anche quando Angelo Giuseppe diventò Papa. Ho una particolare venerazione per Giovanni XXIII. E' stato il papa della mia infanzia e soprattutto la persona che mi è stata vicina in un momento molto particolare della mia vita. L'ho sentito vicino una notte intera mentre venivo fuori da un'esperienza che mi aveva profondamente segnata: un'anestesia che mi aveva fatto dormire per circa diciassette ore di seguito. Grazie a lui ebbi modo di non disperare. La sua presenza mi fece capire che non avevo nulla da temere nè per me nè per il mio bambino. Non saprò mai ringraziarlo abbastanza e spero che al più presto possa essere innalzato alla gloria degli altari. Sotto il Monte (BG) Casa natale di Giovanni XXIII October 10 KOLBE, UN PRETE POLACCO Era il 10 ottobre 1982 quando il Papa Giovanni Paolo II proclamò santo Padre Massimiliano Kolbe, uno dei testimoni della carità verso il prossimo che maggiormente ha impressionato gli uomini del nostro tempo. Era di origine polacca e aveva abbracciato la regola di San Francesco. In genere quando si parla di lui si ricorda il suo estremo sacrificio nel campo di concentramento di Auschwitz, però, un uomo non dà la propria vita per gli altri se non ha una fede vera e lui, Massimiliano ne aveva tanta e operava per infondere agli altri l'entusiasmo dettato dalla parola di Dio. Anticipando i tempi, Kolbe aveva visto nei mezzi di comunicazione di massa uno strumento indispensabile per la diffusione del Vangelo e perciò fondò e diffuse giornali e riviste. Quando le armate di Hitler invasero la Polonia, egli fu perseguitato perchè ritenuto un pericolo per la Germania e quando fu arrestato, venne mandato al campo di concentramento di Auschwitz. Un giorno un prigioniero del blocco in cui si trovava Padre Kolbe riuscì ad evadere e il capo del lager sentenziò che dieci prigionieri, scelti a caso, dovevano andare a morire di fame bel bunker della fame. Fra i condannati c'era chi si disperava, chi inneggiava alla Polonia e ce n'era uno che piangeva sconsolato dicendo "Povera moglie mia, poveri figli!". Fu a quel punto che Padre Massimiliano espresse al comandante il desiderio di sostituire quell'uomo. Il capo del lager lo accontentò ma prima della sostituzione gli chiese chi fosse. Lui rispose "Sono un prete polacco". Per i dieci condannati ebbe inizio l'atroce calvario; la fame cominciò a mordere il corpo e a spegnere le ultime forze, ma il francescano riuscì a dare ai suoi compagni la certezza della ricompensa di Dio e li convinse a pregare e pregarono anche cantando. Era il 14 agosto 1941, nel giorno della vigilia dell'Assunta , della Madonna che lui invocava sempre come "la dolce mamma", quando Kolbe chiuse la sua straordinaria vita di apostolo. La sua fine eroica non fu un lampo di lucida pazzia, ma la conclusione di una lunga testimonianza d'amore e di servizio ai fratelli. Vangelo Gv 15, 12-16 Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. October 06 LE BEATITUDINI PER OGGI BEATI QUELLI CHE SANNO RIDERE DI SE STESSI: NON FINIRANNO MAI DI DIVERTIRSI. BEATI QUELLI CHE SANNO DISTINGUERE UNA MONTAGNA DA UN CIOTTOLO: EVITERANNO MOLTI FASTIDI. BEATI QUELLI CHE SANNO RIPOSARE E DORMIRE SENZA TROVARE SCUSE: DIVENTERANNO SAGGI. BEATI QUELLI CHE SANNO ASCOLTARE E TACERE: IMPARERANNO COSE NUOVE. BEATI QUELLI CHE SONO ABBASTANZA INTELLIGENTI PER NON PRENDERSI SUL SERIO: SARANNO APPREZZATI DAI LORO VICINI BEATI QUELLI CHE SONO ATTENTI ALLE RICHIESTE DEGLI ALTRI SENZA SENTIRSI INDISPENSABILI: SARANNO DISPENSATORI DI GIOIE. BEATI VOI SE SAPRETE GUARDARE SERIAMENTE LE COSE PICCOLE E TRANQUILLAMENTE LE COSE IMPORTANTI: ANDRETE LONTANO NELLA VITA. BEATI VOI SE SAPRETE APPREZZARE UN SORRISO E DIMENTICARE UNO SGARBO: IL VOSTRO CAMMINO SARA' PIENO DI SOLE. BEATI VOI SE SAPRETE INTERPRETARE SEMPRE CON BENEVOLENZA GLI ATTEGGIAMENTI DEGLI ALTRI ANCHE CONTRO LE APPARENZE: SARETE PRESI PER INGENUI, MA QUESTO E' UN PREZZO DELLA CARITA'. BEATI QUELLI CHE PENSANO PRIMA DI AGIRE E CHE PREGANO PRIMA DI PENSARE: EVITERANNO TANTE STUPIDAGGINI. BEATI VOI QUANDO NON RACCOGLIERETE LE INGIURIE E NEPPURE LE LODI: I SENTIERI DELLA LUCE SI APRIRANNO AL VOSTRO SGUARDO. BEATI SOPRATTUTTO VOI SE SAPRETE RICONOSCERE IL SIGNORE IN TUTTI COLORO CHE VI INCONTRANO: AVRETE TROVATO LA VERA GIOIA E LA VERA SAPIENZA. October 04 UNA VITA PER L'ARCHEOLOGIA Generalmente, quando parlo del Prof. Alfonso Fresa, mi emoziono, avendolo conosciuto ed essendoci stata a contatto. Di lui ho avuto modo di apprezzare le doti di mente e di cuore e, grazie a lui, ho conosciuto tante notizie sulla mia città, ma devo dire che lui, più che archeologo, era un astronomo. Se diventò anche archeologo, il merito fu di suo fratello Matteo che aveva la "malattia delle pietre antiche". Con Don Matteo Fresa non ho avuto mai modo di parlare, anche se abitava a Pucciano, ma ne ricordo la figura. Era alto e portava sempre un "saturno" (cappello rotondo nero tipico dei sacerdoti). Quando lo incrociavo per strada lo salutavo sempre, ma lui era diverso dal fratello, a me appariva meno comunicativo. Matteo Fresa era nato a Salerno il 10 agosto del 1907 ed era piccolo quando la famiglia si trasferì a Pucciano. Frequentò gli studi ginnasiali e liceali e quelli di teologia a Santa Maria degli Angeli col nome di Frate Antonio. Il fratello Alfonso raccontava che fu proprio a Grotte, nel convento di Santa Maria degli Angeli, che per il fratello aveva avuto inizio la passione per le "pietre antiche": nella cantina del convento scoprì un ambulacro con stucchi variopinti. Mentre gli altri fraticelli ebbero una curiosità di breve durata, per lui l'assillo di una risposta a quanto aveva visto sotto terra, trovò una convincente spiegazione nella disposizione delle case di Grotti, nella curva ad "esse" della strada che da Portaromana porta verso il convento. La rotondità del muro del giardino del convento gli fece intuire che lì sotto potesse essere sepolto niente meno che l' Anfiteatro dell'antica Nuceria. La sua geniale intuizione non ebbe l'eco che meritava anche perchè lui fu trasferito in altri conventi, ma egli non abbandonò mai l'idea di vederci chiaro in quella faccenda. Mentre era nel convento di Padula incontrò il Prof. Panebianco che era il direttore dei musei provinciali di Salerno e si era recato lì in occasione del ritrovamento di un vaso con decorazioni raffiguranti delle danzatrici. Evidentemente gli parlò delle sue idee. Poi, in occasione della morte del fratello Francesco in Africa, i fratelli Fresa si ritrovarono a Pucciano. Erano soliti fare una passeggiatina pomeridiana e , inevitabilmente, si dirigevano verso Grotti. Dopo aver notato che la cantina di casa Montalbano confinava con quella dei frati minori, dove era stato visto l'ambulacro, essi scrissero una relazione sull'antica Nuceria e in modo particolare sull' Anfiteatro. Qualche anno dopo, Padre Antonio fu nominato parroco dell'antica chiesa di Vetranto a Cava de' Tirreni e riprese il suo nome di Don Matteo Fresa. Avendo la parrocchia a Cava, poteva tornare sempre a Pucciano e quando, nel 1957, il Prof. Panebianco diede inizio agli scavi a Pareti, egli spesso raggiungeva quella zona e dava anche preziosi suggerimenti . Sempre in quel periodo i due fratelli prepararono altre relazioni e una di queste piacque tanto al sopraintendente delle antichità di Napoli, prof. Maiuri, che questi, sul Corriere della Sera, diede l'annuncio che un prete e suo fratello astronomo avevano scoperto l'anfiteatro di Nocera. Don Matteo Fresa morì il 16 gennaio 1978 nella casa di riposo del clero ad Acquavivadi Nerola, ma le sue intuizioni e le sue scoperte lo faranno vivere per sempre. ![]() Don Matteo Fresa indica al fratello Giovanni un residuo di fregio sulla parete orientale dell'ingresso principale dell' Anfiteatro. Il livello del fango è a circa tre metri dal piano di calpestio. |
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